Biografia

Giovanni de Molo Aliprindi proviene da un’antica famiglia di tradizioni militari, le cui origino risalgono al XVI secolo, e ai territori del Veneto, tra Venezia e Verona. Figlio di un valoroso combattente della prima guerra mondiale, volontario a 16 anni, tre volte ferito e pluridecorato, giunge a Firenze all’età di 6 anni, dove in seguito compirà tutti i suoi studi.

Come primogenito di tre maschi, deve seguire le tradizioni della famiglia di cui il Professore, non senza un accenno ironico diceva di mancare di fantasia in quanto tali tradizioni stanno in prevalenza fra la croce e la spada; egli scelse quest’ultima, un suo fratello il sacerdozio.

suoi quaderni di scuola elementare, le cui pagine sono riempite di skizzi di personaggi, ritratti, elementi d’architettura, aerei di ogni tipo, ecc rivelano l’interesse e il talento precoce del bambino per il disegno.

San Domenico        Guigno 1934  A XII

 

Tema

 

Il mio ritratto

 

Il mio ritratto è questo:

ho i capelli castagni e gli occhi

grigi, raggiungono quasi un

metro e 39 altezza, sono snel-

lo.

I miei difetti sono: caparbio

e disubbidiente come tutti i bamb-

bini, bisogna che lo dica sincera-

mente che sono ubbidiente col

babbo e disubbidiente con la

mamma, perchè è più buona.

Poi ho un’altro brutti vizio, ma-

lattia diffusissima nel mondo

piccino, questo brutto vizio

sarebbe di dire le bugie, irre-

frenabile malattia che ha il

bambino.

Nonostante questo, amo i miei

genitori e Gesù, specialmen-

te e soprattutto perchè è entra-

to nel mio cuore, ma anche

prima che entrasse nel mio

cuore lo amavo.

 

 

Un tema scritto all’età di 10 anni quando era alluno della scuola elementare di San Domenico, sopra Firenze.

Adolescente, entra nel collegio aeronautico, a causa della sua precoce passione per il volo. La sua innata attitudine per il disegno lo farà notare in questo collegio per l’abilità con cui disegna aerei, anche di nuovo tipo. Inoltre si distingue per i ritratti che esegue dei suoi compagni di studio e per i disegni a penna (una delle sue tecniche preferite negli anni della giovinezza) di architetture antiche.

La fine della guerra e la catastrofe nella quale è coinvolta l’Italia sconfitta (le clausole dell’armistizio prevedono il disarmo pressochè completo di marina, aviazione, esercito) lo inducono ad iscriversi, contro il parere della famiglia, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, scuola di pittura del Professor Felice Carena, uno dei migliori coloristi italiani contemporanei.

Pesa sulla decisione del giovane non solo l’impossibilità di continuare la carriera militare, ma soprattutto il tenace desiderio, mai abbandonato di seguire la sua innata vocazione, quella del disegno e dell’arte. 

Vocazione irrinunciabile, dopo le dolorose esperienze vissute in tempo di guerra e sotto l’occupazione germanica della città nel 1943. Il padre dell’artista, noto per la sua posizione antifascista, viene deportato in un lager tedesco. Il giovane a causa del suo rifiuto di arruolarsi nell’esercito di Mussolini, viene condannato a morte e deve passare lunghi mesi nascosto, perseguitato dall’odio nazifascista.

Conseguito il diploma dell’Accademia delle Belle Arti, dopo studi che lo fanno benvolere dai suoi insegnanti ed una tesi sul grande pittore francese Auguste Dominique Ingres, diventa assistente volontario di Primo Conti. Ma un lato della sua complessa personalità, in cui convivono sia talento artistico che amore per la ricerca scientifica, lo avvicinano alle affascinanti complessità della conservazione delle opere d’arte. L’interesse per tale scienza, già approfondito durante gli anni dell’Accademia, lo porta ad iscriversi alle scuole dei restauratori prima del Lovullo e poi del Salimbeni, sempre a Firenze, seguendo così la sua inclinazione di ricercatore scientifico. Questo lo porta, dopo anni di studi dedicati essenzialmente all’ardua conservazione delle tecniche aconnettive (pastello e opere sia monocrome che policrome sprovviste di legante), a dedicarsi a fondo alla disciplina del restauro nella quale diventa un esperto.

Malgrado il lavoro, non abbandona mai l’insegnamento e gli impegni imposti dalla sua attività di ricercatore, così come gli studi di storia e di storia militare, discipline che lo appassionano da sempre e alle quali si dedica nel poco tempo libero disponibile.

Deluso dalla qualità e dall’orientamento della scuola pubblica, decide all’inizio degli anni ‘60 di aprire uno studio proprio ispirato ai metodi e principi della bottega d’arte del Rinascimento. Nei programmi viene data particolare importanza alla conoscenza del “mestiere” che richiede lo studio delle tecniche pittoriche antiche e moderne, mestiere utile tanto ai giovani aspiranti disposti a seguire il cammino dell’arte quanto a quello nelle scienze del restauro. Da qui deriva un orientamento rivolto a privilegiare l’assidua pratica del mestiere e la buona conoscenza dei problemi pittorici e disegnativi che il Professore ripropone come base di studio all’attenzione e alla ricerca dei suoi allievi.